

Teatro popolare di ricerca. Spettacoli, monologhi di narrazione, reading.
Nuove modalità di rappresentazione ed espressioni artistiche del teatro memoria e di tradizione, che vanno ad esplorare i tratti originari della natura umana: la meraviglia, l’incanto, l’ingenuità, lo sguardo dei semplici.
Spettacoli caratterizzati da un’esplorazione del paesaggio umano (partendo dall'Astesana Patrimonio Unesco) e da un'impronta storica e antropologica che passa per gli archetipi linguistici e i “caratteri” della tradizione, sfociando nell’epica di un territorio.
Proposte che vengono "esportate" ed accolte da altri contesti grazie al contenuto “universale” e di interesse nazionale delle singole creazioni.
Quel sogno che comincia da bambino
I ricordi di due amici, un cinquantenne e un sessantenne, appassionati di calcio e di sport “epico” sono l’occasione per dialogare col pubblico sul tema dei sogni che si coltivano fin da bambini, delle aspettative e delle emozioni; della vita vissuta e della vita di cui si è spettatori. Un racconto privato e allo stesso tempo universale. Per veri appassionati di vita.
Serenata per il mio Albero
Quercus è un omaggio in musica e parole agli alberi, ai tremila miliardi di esseri frondosi che ci sono compagni e sostegno su questo pianeta.
Il sapore è quello di una fiaba antica, ma i contenuti sono modernissimi, poiché si parla del legame di amore e cura per il Pianeta Terra, tema di grande attualità e importanza primaria. L’orto diventa un luogo in cui specchiarsi, in cui ritrovare le vicende famigliari, in cui scoprire il legame plurimillenario tra l’umanità e la Terra, che dobbiamo tutelare come eredità comune e ancor più come fonte di vita.
Narrazioni e canti tra le lapidi di un cimitero
A vent’anni dalla scomparsa di De André un omaggio al grande patrimonio paesaggistico, architettonico, culturale e umano raccolto nei più bei cimiteri paesaggistici e monumentali del nostro straordinario Paese, attraverso questo spettacolo itinerante fatto di parole e musiche immortali.
Durante la Prima Guerra Mondiale accanto agli uomini ha combattuto un esercito di animali. Una commovente fratellanza suggellata dalla comune sorte, raccontata in un monologo a partire dai ricordi di soldati al fronte. Giuseppe Zabert, figlio di mezzadri, seminarista, parte dall’astigiano – con altri 10 fratelli e cugini – per andare a servire la Patria. Nemmeno la vocazione risparmia al giovane di rispondere alla chiamata alle armi. Assegnato ad un reparto alpino, ha per compagna la mula Margherita, alter ego animale che stimola domande sull’obbedienza, sulla capacità di sacrificio, sull’insensatezza delle guerre.
Una commedia sul vino, prodotto di terra, uomo e tradizioni e come tale va rispettato, amato e compreso, ispirata al genio comico di Molière e alla letteratura di Charles Dickens che alterna una comicità schietta a momenti di semplice poetica paesana e, se da una parte ricalca i canoni della farsa dialettale piemontese, dall’altra ricorda la commedia di fine Ottocento di Feydeau, alternando colpi di scena a continui cambi di ritmo.

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