“Si tratta di un esperimento di teatro sociale, un modo per affrontare dal palcoscenico il tema della desertificazione commerciale del centro storico.
(…) nel buio, tra il bancone e gli scaffali, si potevano ascoltare i commenti delle persone toccate da una questione così attuale. Sull'improvvisato palcoscenico, Federica Tripodi e Monica Gatti hanno vestito i panni dei negozianti, una galleria di personaggi realistici perché non inventati. I macellai, calzolai, librai e droghieri che durante lo spettacolo raccontano di sé e della loro attività sono tutti basati sulle controparti reali che gli ideatori di "Si chiude bottega" hanno incontrato in questi mesi.
Così il calzolaio ha parlato delle difficoltà di un meridionale a inserirsi nella Asti degli anni Sessanta, e del fatto che ormai nessuno fa più risuolare le scarpe, costringendolo a inventarsi il mestiere parallelo di fabbricante di chiavi. C'è poi la vicenda del macellaio, alle prese con un taccheggiatore recidivo. Ma è quando le attrici impersonano gli esercenti della torrefazione che vengono sollevate le questioni su cui si basa "Si chiude bottega". Difficile chiudere i conti, le banche non aiutano, la burocrazia impedisce di dare sfogo alla creatività del commerciante. E poi, alle porte della città, i centri commerciali: «Perché continuiamo a combattere? Tanto quei mostri ci mangeranno tutti», si dicono le due donne.
Eppure un modo c'è: «Ricominciare dalle persone, capirle, vederle. E ricordare loro che esistono anche i piccoli negozi, non solo i supermercati, che esiste un modo più rilassato e umano di acquistare»”

Da “La nuova provincia”del 25.06.2010

“Si può far teatro ovunque, anche in una bottega. Qualche sedia, qualche panca, e il gioco è fatto. Per un'ora o poco più in quella bottega si sogna, si viaggia indietro nel tempo, si torna ragazzi con gli occhi sgranati davanti alla piccola ambasciata dei desideri. Il bancone di legno un po' consu¬mato, i cassetti con i bombi variopinti e le praline, gli aromi.
E le promesse di sapori inediti ed esotici.
(…)Le attrici riescono magnificamente a immergere lo spettatore in un clima particolare, sebbene lo spettacolo resti in equilibrio tra racconto e documentario, tra commedia e denuncia con inserti tratti dalla cronaca e «schede» sulle leggi che non aiutano il piccolo commercio. Nell'economia drammaturgica, vince la descrizione degli ambienti, delle atmosfere, degli aneddoti che rendono umana la bottega, al contrario dello spersonalizzante centro commerciale.
Esempio di teatro tascabile, lo spettacolo è decisamente partigiano, ma non potrebbe essere altrimenti: raccontare la vita di una bottega esige comunque un'anima e una storia. E richiede la capacità di riconoscere che la bottega può vivere se mantiene viva la sua unicità e la sua umanità, come ben espresso dallo spettacolo.”

Da “La stampa”del 24.06.2010

“Sarà a lieto fine la storia della Torrefazione Durando (...) Quella chiusura sarebbe stata un lutto per gli astigiani. Tanto che ‘Si chiude bottega’ è diventata anche uno spettacolo teatrale di successo, presentato con tanto di replica proprio dentro quella amata torrefazione. E il piccolo miracolo c’è stato: una giovane coppia (…) ha deciso di rilevare il negozio. Un restyling e in autunno ‘si apre bottega’ ”

Da “La Stampa”del 4.07.2010

 
 
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da "La stampa" 4.07.2010
 
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