Even. la memoria dei giorni

Omaggio a Etty Hillesum

testo di Patrizia Camatel

con Patrizia Camatel e Tommaso Massimo Rotella

regia di Tommaso Massimo Rotella

realizzato in collaborazione con: il Centro Culturale Edith Stein di Bra, il Progetto Culturale della Diocesi di Asti,
l'Istituto Oblati di San Giuseppe di Asti e l'Istituto per la Storia della Resistenza AT

 

durata dello spettacolo: atto unico di 60'

 

 

 

GALLERY

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LA TRAMA

Amsterdam, 1941. Etty Hillesum, giovane intellettuale ebrea, comincia a frequentare lo studio del noto psicochirologo Julius Spier, anch’egli ebreo e fuggito dalla Germania nazista. Etty è una ragazza piacente ed inquieta, dalla vita “caotica”, come lei stessa la definisce; Spier è un autorevole psicoterapeuta che non esita ad esercitare il suo fascino sulle pazienti: il loro rapporto ben presto travalica la relazione medico-paziente e i due diventano amanti.

La loro vicenda sentimentale ha per sfondo l’Europa martoriata dal secondo conflitto mondiale, e l’Olanda occupata dai nazisti che tenta, almeno per un po’, di andare avanti in una parvenza di vita normale, tentando una compromesso con l’invasore. I tanti ebrei che qui erano riparati dalla Germania non sono più al sicuro, e dopo i primi censimenti ha inizio la deportazione di massa: tra le vittime spiccano i nomi di Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e la famiglia di Anna Frank, solo per citarne alcuni noti al grande pubblico.

Alle soglie dell’incombente tragedia della Shoa i due personaggi vanno incontro ad una maturazione spirituale incredibile, che guiderà le loro scelte fino alla morte: è la fede in un Dio faticosamente cercato dentro di sé che li sorregge e li rende forti davanti al destino che si apre avanti a loro.

Etty, che non cerca scampo per se stessa, ma vuole condividere il destino del suo popolo perseguitato, giunge a una risposta straordinaria al male subìto: non è aggiungendo odio all’odio che il mondo può essere un luogo più accogliente: l’unica risposta possibile è l’Amore, quello aperto a tutta l’umanità.

LO SPETTACOLO

“I membri di una qualche antica tribù avevano la consuetudine di mettere una pietruzza bianca o nera in un vaso alla fine di ogni giornata, in base all’andamento positivo o negativo del giorno. Un’abitudine sensata. Poi, in occasione della morte di qualcuno, si rovesciava il vaso e si poteva quindi constatare se la sua era stata una vita felice o no. Invece di tale rito con le pietruzze, alla fine della giornata io potrei scrivere in questo quaderno [...]. Lo farò per un mese intero. Sarà divertente vedere come va a finire.” Etty Hillesum, Diario

 

Uno spettacolo sulla Shoa, sulla memoria, ma non solo. La Storia del mondo in quegli anni sanguinosi è filtrata attraverso le vicende personali dei protagonisti, che conosciamo attraverso una fonte privilegiata: il Diario di Etty Hillesum, uno scritto sincero, ora autoironico, ora intimo e poetico, scritto durante gli ultimi due anni di vita: scopriamo così la sua famiglia, la maturazione della personalità, la permanenza al campo di Westerbork, le relazioni sentimentali, i travagli dell’anima.

Il susseguirsi di dialoghi serrati, di azioni sceniche dai toni onirici, di danza e di pochi oggetti significativi, hanno il proposito di presentare il ritratto di una donna speciale, ancorché poco nota, e di contestualizzarla nel luogo e momento storico che vide il fiorire della sua personalità e al contempo il termine della sua breve vita.

E per rendere ancora più presente e vivido il contesto culturale e artistico dell’epoca sono presenti diverse “rotture meta teatrali” che citano il cabaret, l’avanspettacolo e note musiche del periodo bellico.

La componente rituale che è propria del teatro si concretizza qui nell’atto sacro del fare memoria, e ciò avviene sia attraverso la messa in scena delle parole, sia attraverso la presenza di una componente materiale: il sasso. Even è il termine ebraico che designa il sasso che si pone sulla tomba per ricordare le persone care: maggiore è il numero dei sassi, tanto meglio è onorata la memoria del defunto.

Questo lavoro teatrale, come un umile sasso, vuole rendere omaggio alle vittime dell’orrore nazista di tutte le nazionalità. Per non far cadere nell’oblio quello che è stato. Perché “La strada per Auschwitz è lastricata di cubetti di indifferenza totale” (J. Kershaw).

NOTA BIOGRAFICA

Esther (Etty) Hillesum, (Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943), primogenita di Levi e Rebecca Hillesum, visse in varie città dell’Olanda, stabilendosi infine ad Amsterdam.

Etty era una giovane donna ricca di interessi, caratterizzata da un'intelligenza spiccata e una sensibilità fuori dal comune, non priva di asprezze. Si laureò in giurisprudenza all'Università di Amsterdam. Si iscrisse in seguito anche alla facoltà di Lingue Slave, ma a causa della guerra dovette interrompere i suoi studi. Concluse invece il percorso di Lingua e Letteratura russa. All'inizio della guerra si avvicinò alla psicologia analitica junghiana, grazie al lavoro dello psicochirologo Julius Spier che conobbe il 3 febbraio 1941 come paziente, divenendo in seguito la sua segretaria e per un certo periodo anche la sua amante.

Nel 1942, lavorando come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico, ebbe la possibilità di salvarsi dalla deportazione, ma decise, forte delle sue convinzioni umane e religiose, di condividere la sorte del suo popolo. Lavorò in seguito nel campo di transito di Westerbork come assistente sociale.

I genitori e i fratelli Mischa e Jaap furono internati tutti nel campo olandese di Westerbork. Il 7 settembre 1943 tutta la famiglia, tranne Jaap, fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Mentre Etty, i genitori e il fratello Mischa morirono poco tempo dopo il loro arrivo ad Auschwitz, l'altro fratello, Jaap, perse invece la vita a Lubben, in Germania, dopo la liberazione, il 17 aprile 1945, durante il viaggio di ritorno nei Paesi Bassi.

La storia di Etty ci è nota grazie al corposo Diario che scrisse negli ultimi due anni di vita e da una serie di lettere spedite dal campo di Westerbork. Etty, a soli 29 anni, è già approdata a conquiste spirituali altissime: nel tempo dell’orrore nazista, sente di dover salvare Dio nell’uomo, piuttosto che arrendersi a pensarlo indifferente o addirittura colpevole del dolore e degli abomini che l’uomo genera. E lo fa con il titanico coraggio dei martiri che affrontano il loro destino con fiducia, anche quell’ultimo giorno, sul treno per Auschwitz.

“Quello di Etty appare come un cristianesimo vissuto al di fuori della Chiesa ufficiale, quasi una testimonianza dello Spirito che davvero soffia dove vuole e nei modi e nei tempi da lui ritenuti più opportuni. Non è quindi necessario canonizzare Etty Hillesum per sentirla maggiormente vicina. Ella non appartiene a nessuna Chiesa, a nessun partito; è espressione di quella umanità bella e buona che si lascia trasfigurare dall’intervento di Dio. La sua esistenza è patrimonio di tutti gli uomini e le donne che vogliono fare della propria vita un cammino e osano compiere un viaggio nelle profondità di se stessi.” (Giorgio Garrone, Dal buio la luce)

 

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