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Dopo il loro battesimo nel 1999 con
“Il mistero baule di Mary Shakespeare” e
il grande successo della commedia musicale “Amleto
in salsa piccante” al quinto anno di repliche
nazionali, gli Acerbi proseguono il filone parodistico
shakespeariano con un allestimento suggestivo, corale
e allegro.
Una parodia classica che conserva in se, amplificandoli,
i temi del bardo di Stratford e che si propone di accentuarne
altri ridicolizzandoli: l’adolescenza non ascoltata,
l’onore come giustificazione della violenza, la
prevaricazione e il sopruso come strumento di potere.
Nell’ambientazione
evocativa e oscura di una Verona ridotta in macerie si
compie il dramma sdrammatizzato delle due famiglie rivali
mentre i temi d’amore sono accompagnati da un grottesco
Cupido svolazzante.
Le situazioni comiche si stemperano nella poesia dei dialoghi
shakespeariani per poi essere ribaltate da imprevisti
colpi di scena.
Giulietta è una smaliziata adolescente con un padre
tiranno e una madre svampita, Romeo, funereo e triste
viene usato come cavia per le potenti droghe di un frate
negromante. (autentico deus ex machina di tutta la vicenda).
In un clima di baruffe continue la vicenda dei due innamorati
viene contrappuntata da una balia impicciona, un Mercuzio
giullare, un Benvolio logorroico: così i morti
restano perennemente in agonia, le pozioni non funzionano,
gli innamorati disamorano, e alla fine non è la
morte a farla da padrona ma l’espediente, il finale
a sorpresa.
La storia si racconta da se, le suggestioni si perpetuano
ed il tempo scorre, inesorabile, mentre Romeo tergiversa
ancora sotto un balcone abusivo giurando “per la
sacra luna…” noi, impazienti, con Giulietta
diciamo “Non giurare e prendi la scala…”
(quella che conduce al palco di un teatro).
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