Romeo è un adolescente funereo e triste con profonde occhiaie e sempre afflitto da pene d’amore, non particolarmente brillante quando si tratta di cogliere le occasioni amorose; dal canto suo Giulietta è una smaliziata e concreta ragazzetta che si innamora dell’ingenuità del dolce babbeo e lo invita inutilmente a salire sul balcone (abusivo, ma condonato da una promessa di matrimonio tra Giulietta e l’effemminato Paride, nipote del Principe della Scala). Capi delle opposte fazioni l’iracondo e dispotico Capuleto, padre di Giulietta e l’arteriosclerotico Montecchio che prende puntualmente fischi per fiaschi aumentando in tal modo le dimensioni del baratro di incomprensioni che condurrà al dramma finale.
I due protagonisti sono attorniati da un esercito di parenti importuni e attaccabrighe: primo fra tutti l’odiato cugino di Giulietta, il focoso Tebaldo, una sorta di teppista sempre pronto alla rissa che ferisce a morte, in duello, il logorroico Mercuzio, erudito e saccente amico del pavido Romeo.
Benvolio, cugino di Romeo cercherà, senza successo, di fare da paciere, ma di fronte alle offese all’onore della sua casata sarà anch’egli coinvolto in un tourbillon di duelli, offese, controffese e controduelli che lasceranno sul campo, feriti a morte ma mai morti, Tebaldo e Mercuzio…
Autentico deus ex machina di tutta la vicenda sarà il Frate Lorenzo, alchimista e creatore di pozioni di cui egli stesso ignora gli effetti, a questo proposito suole usare come cavia il povero Giovanni, suo novizio. L’astuto frate coglie l’occasione di questo amore per cercare di appianare le rivalità fra Montecchi e Capuleti unendo i due giovani in matrimonio, ma la prima notte di nozze, per un malinteso non troppo fortuito, Romeo, in preda all’estasi mistica a causa di un funghetto che il buon frate gli ha somministrato, giace nel letto con la prosperosa e insoddisfatta balia di Giulietta vedova di ben 4 mariti e se ne innamora perdutamente. Subito dopo viene cacciato dal Principe della città a causa di una ennesima rissa nella quale non centrava per nulla essendo egli ancora preda di allucinazioni e inneggiante slogan da “figlio dei fiori”. Per riconquistare il suo amore e per non sposare Paride, su consiglio del frate, Giulietta si finge morta grazie ad un potente falso veleno (ma sarà poi tanto falso?); attraverso questo espediente lo sposo, preso dal rimorso, accorrerà alla cripta dove ella giace apparentemente morta. Intanto il frate, per far terminare le faide, ha deciso di drogare entrambe le famiglie con il magico funghetto che istilla “pace e amore” in chiunque lo mastica.
I due sposi si incontrano al cimitero e decidono di fuggire insieme in Danimarca, presso un compagno di studi di Romeo perché “C’è del marcio in Italia”, ed in particolare a Verona. Invece dei due innamorati troveranno posto, nella cripta, Tebaldo e Mercuzio, che, dopo una lunga agonia durata giorni durante i quali si trascinavano per la città annunciando la propria morte, provvidenzialmente spirano proprio al cimitero.
I due sposi se ne andranno felici e Capuleti e Montecchi, nonostante la potente droga continueranno a combattersi perpetuando la tendenza autodistruttiva del genere umano.
precedente
 

Risoluzione consigliata: 1024x768x24bit
Webmaster